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I mini-essay di Adachi

L’origine delle scene di Touch: i mini-essay

Chi ha acquistato la nuova ristampa di “Touch Perfect Edition” avrà notato come, in ogni volume, compaiano dei mini-essay in cui l’autore Adachi parla dell’origine di Touch e ci svela interessanti curiosità e retroscena sulla stesura dell’aopera, sui personaggi ed altro ancora.

Ripercorriamo insieme questi interessanti letture a partire dal primo capitolo.

Primo capitolo: La sala del tè
mini-essay

“Da single, quando mi svegliavo dopo mezzogiorno, la prima cosa che facevo era venire in questo posto e leggere il giornale, fare una bella colazione (?) e prendere il caffè, e il mio lavoro quotidiano era quello di starmene seduto al tavolo fino a sera a disegnare. Le bozze di Miyuki e quasi tutte quelle di Touch, almeno per metà dell’opera, le ho realizzate qui. Ultimamente questa sale da tè per come le concepisco io, stanno scomparendo una dopo l’altra, ma fortunatamente ne ho trovata una ancora in perfetta salute di fronte alla stazione di Nerima!”

Secondo capitolo: Miyuki

“Credo che il periodo più duro della mia vita professionale siano stati gli anni in cui venivano serializzati contemporaneamente Touch e Miyuki. Rispetto alla mole di lavoro con cui allora si confrontavano i miei senpai fumetisti non c’era paragone, e dunque non dovrei certo lamentarmi, ma di fatto mi sentivo sopraffatto umanamente tempo di fare altro che non fosse disegnare. Il mio redattore dell’epoca dice che faceva fatica a sopportarmi perchè ero intrattabile… e temo fosse proprio così.”

Terzo capitolo: Spaghetti Napolitan

“Gli spaghetti del caffè Vento del Sud sono ispirati a quelli che servivano all’epoca della serializzazione di Touch nel locale davanti alla stazione di Nerima, dove andavo ogni giorno. Anche oggi, dopo più di vent’anni nonostante sia pieno di locali alla moda che servono spaghetti, questi rimangono i “veri” Napolitan, conditi col ketchup. Il mio redattore dell’epoca li adorava e li mangiava ogni volta che facevamo una riunione.”

 

Quarto capitolo: Il caffè

 

“Bevo parecchio caffè. Non ho particolari pretese mi va benissimo anche quello istantaneo. E’ l’atmosfera a farmelo apprezzare. Piuttosto che bere un ottimo caffè in un locale in cui non mi trovo particolarmente a mio agio, preferisco berne uno cattivo in un posto dove sto bene. Caffè,sigarette e radio non devono mai mancare mentre lavoro.”

 

Quinto capitolo: l’istituto Tecnico Commerciale Maebashi

” Subito dopo essere entrato alle superiori decisi che sarei diventato un mangaka e smisi di studiare. Disegnavo fino alle tre o alle quattro di notte e, di conseguenza, la mattina dormivo sul banco durante le lezioni. A pensarci adesso, avrei fatto meglio a sfruttare di più la mi esperienza di studente. Nella mia scuola c’era anche un club di baseball parecchio forte, ma al tempo non mi interessava minimamente. Non avrei mai pensato di ritrovarmi, a quest’età, a disegnare liceali a partite del Koshien…”

                                       

                     Sesto capitolo: Takeshi Yoshida

“Al mio amico (?) redattore dell’epoca era effettivamente successa una cosa del genere. Un ragazzo gli si era avvicinato, inizialmente con modi gentili, per poi cambiare improvvisamente atteggiamento dal giorno alla notte. Il mio amico diceva che la cosa lo aveva d’avvero infastidito e , dopo avergli sentito raccontare questa storia un sacco di volte, mi venne l’idea di prendere spunto per un nuovo personaggio. Ecco, perchè per quel redattore, la scena migliore di Touch è, in assoluto, quella in cui Yoshida viene battuto.”

 

Settimo capitolo: Panchi

“Siccome l’ho disegnato un pò a caso, senza usare nessun cane vero come modello,Panchi ha finito per creare un sacco di grattacapi a chiunque nel tempo si sia occupato di creare i suoi modellini e anche quando dal manga è stato tratto un film con attori veri. E’ decisamente un animale bizzarro,tanto che nemmeno lo capisco bene la sua conformazione fisica. Può esistere solo all’interno del manga.”

 

 

Ottavo capitolo: lo stile di lancio di Tatsuya

“E’ stato detto molto sullo stile di lancio di Tatsuya, ma fondamentalmente il giocatore a cui mi sono ispirato è Suguru Egawa ai tempi in cui frequentava l’istituto Sakushin. Oltre a quello, un pò nascosto, c’è anche un pizzico dello stile di Daisuke Araki quando giocava al liceo Waseda Jitsugyo… La verità è che ci sono un sacco di lanciatori che mi piacciono, Ad esempio, non riesco a dimenticare Tomohito Ito (ex Yakult) con le sue slider veloci che “esplodevano” come fuochi d’artificio!”

 

Capitolo Nono: le mie squadre di baseball preferite

” Da che ho memoria, a casa nostra c’è sempre stato, affisso a una parete, un poster di Inao, lanciatore del Saitama Seibu Lions. All’epoca mio padre era un grande fan dell’allenatore Mihara e dunque considerava Mizuhara, allenatore dei Giants, un acerrimo nemico, (Per sapere di più sul rapporto tra i due chiedere a qualche tifoso più anziano). In pratica sono cresciuto sentendo ogni giorno una serie di ingiurie nei confronti dei Giants, perciò in seguito sono stato, a fasi alterne, un tifoso dei Taiyo Whales, dei Chunichi Dragons e degli Yakult.”

 

 

Decimo capitolo: Kazuhiko Shimamoto

” La prima cosa cosa che mi chiesi quando fu il momento di abbozzare quell’episodio fu come avrei potuto utilizzare il suo personaggio. Un giorno un uomo sfortunato con una grande voglia di imparare e desideroso di vedere con i propri occhi in che tipo di ambiente lavoravano altri fumettisti si presentò candidamente alla porta e , stordito dal fumo delle sigarette di quel mangaka che amava sviare le domande e dal suo staff, disegnò in un modo superbo un tristissimo “galoppino”. Poi, la mattina dopo, se andò via senza aver imparato niente.”

 

Undicesimo Capitolo: Il Koshien

“Non sò più quante volte vi ho “partecipato” finora… Naturalmente, intendo nelle mia opere! Comunque,con la scusa di cercare un pò d’ispirazione, alla fine l’ho seguito d’avvero in parecchie occasioni. Anche se non si tratta di una scuola della mia zona, o di una scuola famosa, mi diverto sempre a immaginare le storie che si nascondono dietro ogni singola squadra e dietro ciascuno dei suoi giocatori. La sfida del baseball, le nuvole, le bibite ghiacciate, il canto delle cicale… Le storie che nascono al Koshien sono d’avvero infinite.”

 

                          Dodicesimo Capitolo: Touch

“Alla fine della serializzazione ero convinto che molte cose avrei potuto farle in modo diverso…li avrei potuto fare così,la invece cosà… In seguito però la mia opera cominciò a camminare da sola e,anzi, anche quegli errori contribuirono a renderla Touch. Certo, all’ epoca non mi sognavo nemmeno lontanamente che questo sarebbe diventato il mio fumetto più rappresentativo, e più che pensare a dare un senso di completezza al tutto finivo per dare importanza a cose poco serie o illogiche. Era un continuo andare a tentoni, un passo per volta, con soluzioni provvisorie, per cui facevo una gran fatica a “ricomporre” l’insieme. Bè, in fondo io sono fatto così, e se mi si dice che questa è l’opera che più mi rappresenta non ho certo nulla da obiettare! Comunque, se questo fumettista che inizialmente si era un po’ montato la testa è riuscito a perseguire il suo obiettivo senza temere di sbagliare è merito della forte spinta dei lettori e delle persone che in un modo o nell’ altro sono state coinvolte nella lavorazione: la redazione,i vari editor, e anche chi si è occupato dell’anime. Vorrei perciò cogliere l’occasione per ringraziare di nuovo tutti quanti!”

12 agosto 2005
Mitsuru Adachi

Fotografie e Credits: Antonio Zangla, Sabrina Pfeffer

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